NEWS BALBUZIE

Counseling della balbuzie: informazioni, articoli di sensibilizzazione e download di materiale gratuito.

16 febbraio 2010

Balbuzie e laringospasmo

Il Dottor Martin F. Schwartz *, Direttore Esecutivo del National Center for Stuttering (USA), scoprì la causa fisica della balbuzie quasi per caso, più di trent’anni fa, nel lontano 1974. 
Allora era un professore al New York University Medical Center che stava lavorando all’implementazione di un intervento per persone affette da palatoschisi, ai fini di migliorare il parlato. Stava utilizzando uno strumento ad ultrasuoni, chiamato Sonografo, su un paziente in attesa di intervento chirurgico per studiare i pattern di movimento della gola con lo scopo di localizzare un pezzo di tessuto adatto che una volta rimosso sarebbe stato poi inserito nel palato per chiuderlo. 
Quel giorno stava effettuando lo studio preliminare su una persona che balbettava e si accorse che ad ogni blocco la gola del suo paziente si contraeva forzatamente ed il curioso evento si ripeteva e si ripeteva. Chiamò un collega che si occupava di disturbi del linguaggio e quest’ultimo ammise che non erano mai stati in grado prima d’allora di osservare cosa accadeva alla gola di una persona mentre balbettava. 
La scoperta rappresentava qualcosa di veramente nuovo. 
Da qui iniziò le sue ricerche ed applicò il sonografo alla laringe di svariati balbuzienti per scoprire che le corde vocali si chiudevano forzatamente e sbattevano in ognuno di loro durante gli episodi di balbuzie, causando un laringospasmo che impediva la fuoriuscita del flusso d’aria, basilare per far vibrare le corde e per la conseguente emissione del suono.

Da allora si appassionò al problema, approfondendolo e studiandolo, per inventare poi la “tecnica del flusso d’aria passivo”, ancor oggi alla base di molti metodi per il controllo della balbuzie.

* Martin F. Schwartz , Stutter no more, Simon & Shuster Ltd, 1991

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05 febbraio 2010

Respirazione e balbuzie


Una respirazione non adeguata è  associata alla balbuzie così spesso che è stata uno dei primi fattori ad essere indagati come possibile causa della balbuzie stessa. Ricerche pneumografiche sono state condotte per lunghi periodi di tempo ed i risultati dimostrano una serie di anormalità, alcune delle quali concomitanti al manifestarsi dei blocchi. Queste includono antagonismo tra respirazione toracica ed addominale, conseguente irregolarità dei cicli respiratori consecutivi, inspirazioni ed espirazioni prolungate e tentativi di parlare durante l’immissione dell’aria. *
Si ritiene che tali effetti siano alla base di una concentrazione di anidride carbonica  significativamente più bassa durante l’espirazione in concomitanza agli episodi disfluenti rispetto al parlato fluente (Raczek & Adamczcyk, 2004).
Schwartz (1976) fu tra i primi a implementare una precisa tecnica dove  l’emissione di un breve flusso d’aria prima di iniziare a parlare offriva un miglioramento della fluenza ed ancor oggi l’insegnamento di una corretta gestione della respirazione, riveduta ed aggiornata alla luce dei risultati,  è uno degli elementi cardine in diverse metodologie di controllo del disturbo.

*A Handbook on stuttering, Oliver Bloodstein & Nan Bernstein Ratner, 2008

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16 dicembre 2009

Balbuzie e pregiudizio


Uno studio recente, pubblicato su una delle più prestigiose riviste che trattano di disordini della fluenza*, ha indagato gli effetti dell' attribuzione dell’ origine della balbuzie.
Sono state mostrate a 204 studenti universitari 3 vignette dove venivano presentate differenti cause: psicologica, genetica o sconosciuta.
Ai partecipanti della ricerca è stato successivamente somministrato, insieme ad altri, un test di valutazione della distanza sociale in relazione ad ognuna delle vignette ed il risultato ha evidenziato come la causa psicologica sia valutata più negativamente rispetto alle altre due.
Sebbene non sia emersa alcuna differenza tra la causa genetica e quella sconosciuta, resta avvalorato come sia importante continuare a educare l'opinione pubblica in merito alle cause d’esordio, poichè la distanza sociale è sempre associata a stigma e discriminazione.
I ricercatori ritengono che fornire la corretta informazione dell' assenza  di evidenze scientifiche che avvallino la teoria della causa psicologica della balbuzie porterà col tempo ad una diminuzione dei pregiudizi negativi e faciliterà l’esistenza di chi ne è affetto.

*J Fluency Disord. 2009 Sep;34(3):201-18.
Effects of perceived causality on perceptions of persons who stutter.
Boyle MP., Blood GW., Blood IM.

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07 dicembre 2009

MAL DI VOCE, primo romanzo italiano sulla balbuzie


In Italia sono editi diversi libri divulgativi sul tema balbuzie (a questo LINK trovate la lista completa), ma Mal di voce* si distingue per stimolare la sensibilizzazione al disturbo raggiungendo un pubblico più vasto grazie al genere letterario del romanzo.
Un testo utile ai genitori per meglio comprendere, ed agli stessi ragazzi che balbettano per guardare al futuro con più senso di controllo sulla propria esistenza e riaccendere così la speranza.
L’autrice racconta la vita di Vittoria, prima bambina ed adolescente balbuziente poi, disegnando con rara sensibilità e chiarezza le sfaccettature emotive sottese al disagio nel parlato.
E’ proprio durante l’adolescenza che il dolore di non riuscire a comunicare come si vorrebbe inizia a farsi acutamente sentire, con conseguenze che coinvolgono l’ autostima ed il valore profondo della persona, intesa nella sua globalità.
La “perenne guerra civile con le parole” diventa anche per Vittoria sempre più frustrante e lo spettro della depressione si affaccia alla sua vita come un labirinto da cui sembra difficile uscire.

La balbuzie assume le fattezze di uno specchio deformante, che la porta a guardare al mondo con paura, timore e sensazione di esserne esclusa.
Sarà poi attraverso un percorso di riabilitazione e la magia del canto – catarsi e linguaggio universale - che la protagonista del romanzo riuscirà a ricucire dentro sé il filo interrotto della relazione con l’ Altro:
Forse dalla balbuzie non sono perfettamente guarita, perché mi capita ancora di balbettare, ma sicuramente sono perfettamente guarita dall’incapacità di comunicare e questa è per me la vera vittoria.

E’ possibile leggerne direttamente il I capitolo, dono dell’autrice, nel suo blog Mal di voce.

* Mal di Voce, Nucci A. Rota, Edizioni Aracne, 2008. L’autrice è alla sua seconda pubblicazione sulla balbuzie (La balbuzie. Cosa significa e come superarla. Carocci, 2007), è sociologa e vive e lavora a Milano. Si occupa di balbuzie da parecchi anni dopo aver svolto la propria attività didattica ma anche di ricerca, in ambiti quali l’handicap fisico e psichico, disagio psichiatrico e dei soggetti affetti da morbo di Alzheimer e delle loro famiglie.

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02 dicembre 2009

La balbuzie è come un iceberg


Comprendere le profonde ripercussioni emotive della balbuzie non è cosa facile, Joseph Sheehan – eminente terapeuta del linguaggio (USA) e balbuziente egli stesso – tempo orsono coniò la metafora dell'iceberg, utilissima a chiarire a chi è fluente gli aspetti paralizzanti sottesi al disturbo.
Quante volte non riusciamo a capire fino in fondo e restano evidenti soltanto gli aspetti “che si vedono/sentono?”
Nell'iceberg esiste una parte emersa, che nella balbuzie si esprime con blocchi e ripetizioni nel parlato, ma la massa più grossa è quella sott'acqua, non visibile. Ansia, imbarazzo, frustrazione, senso di colpa, rabbia trattenuta (perchè a me?), evitamento, nervosismo, umiliazione, sensazione di non avere il controllo della propria vita … Solo per citarne alcuni. Molte persone che balbettano costruiscono nel tempo questi meccanismi emozionali semplicemente spinti da necessità di sopravvivenza.




Prima che si scoprissero le componenti biologiche nella genesi del disturbo si è ipotizzato che le cause fossero da imputarsi a fattori emozionali, mentre ne sono invece una diretta conseguenza. Lo stile del pensiero subisce una sorta di programmazione e si stabilizzano strategie mentali controproducenti a forza di subire esperienze negative nelle relazioni e nella quotidianità, diventando una sorta di circolo vizioso che si autoalimenta. La paura del blocco causa stress che a sua volta produce una scarica di adrenalina, che inevitabilmente va ad influire nella permorformance, peggiorando la situazione. Credendo che la balbuzie sia un disturbo di origine psicologica chi balbetta subisce una sorta di giudizio sociale, che non può che implicare sensi di colpa, peggiorando la stima di sé ed il proprio senso di essere nel mondo.
Spesso questi aspetti mentali ed emozionali diventano più devastanti e dolorosi del disturbo stesso.
Un piccolo esempio: la balbuzie è per sua natura variabile in modo non prevedibile, ho sentito genitori o insegnanti affermare : “Vedi, basta uno sforzo di volontà. Se vuoi puoi non balbettare.”
Ricordiamo anche che ogni iceberg è diverso dall'altro, unico. Come unico al mondo è ogni individuo e come unico sarà il modo in cui la sua balbuzie si esprimerà e le manifestazioni che nel tempo si assoceranno ad essa.

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15 novembre 2009

Basso peso alla nascita e balbuzie


E’ di questi giorni la pubblicazione di una interessante ricerca compiuta dal National Center on Birth and Developmental Disabilities di Atlanta (USA), su un campione di  87,578 bambini di età compresa tra i 3 e i 17 anni, di cui si possedevano informazioni sul peso alla nascita.
I dati utilizzati sono stati estratti dal National Health Interview Survey (NHIS) del1997-2005 e lo studio indaga svariati disordini dello sviluppo, (disturbo dell’attenzione/iperattività, ritardo mentale, disturbi dell’ apprendimento, paralisi cerebrale, balbuzie ed altri) correlandoli con il basso peso alla nascita.
In particolare è emerso come il rischio di balbuzie aumenti dalle due alle tre volte in relazione ai valori più bassi del range di riferimento.
Sebbene siano necessari ulteriori approfondimenti, in prima istanza emerge chiaramente come la ricerca scientifica internazionale stia validando sempre più i fattori predisponenti biologici ed ambientali, piuttosto che psicologici.
Le implicazioni di queste considerazioni sono di largo respiro e coinvolgono anche i genitori, sia in termini di prevenzione che nella scelta del futuro trattamento.

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