Le condizioni fisiche disabilitanti hanno un impatto sfavorevole sulla qualità di vita e da sempre la ricerca scientifica ha indagato gli aspetti emozionali considerati elementi basilari per poter meglio superare ed affrontare uno stato di malattia. Negli ultimi anni abbiamo assistito al fiorire di studi sugli esiti sociali, lavorativi e mentali anche in disordini di comunicazione come la balbuzie, dando maggiore enfasi a ciò che coloro che balbettano già sanno, sperimentandolo quotidianamente in prima persona. E’ emerso come l’ansia sia una conseguenza di precedenti esperienze frustranti e come, in età adulta, risulti un fattore potenzialmente discriminante per le ricadute nella disfluenza dopo eventuali trattamenti.
Un’ ulteriore ricerca, compiuta in Australia presso l’Università di Sydney (The impact of stuttering on the quality of life in adults who stutter, A. Craig , E. Blumgart, Y. Tran), ha recentemente indagato le conseguenze della balbuzie sulla qualità di vita di un numeroso campione di adulti balbuzienti utilizzando interviste e questionari, nonché materiale registrato. I partecipanti totali al progetto sono stati 400, suddivisi in due gruppi, una metà composto da persone che balbettano e l’altra metà, di controllo, composto da normofluenti.
Come ipotizzato, i risultati ci dimostrano che i soggetti balbuzienti possiedono un livello di qualità di vita più basso rispetto ai normofluenti in almeno quattro aree distinte: vitalità, funzionamento sociale, salute emozionale e mentale.
In realtà queste considerazioni non ci devono sorprendere perché già sappiamo quanto la balbuzie possa essere imbarazzante e frustrante; è ormai noto come l’ansia anticipatoria sortisca effetti eclatanti sul comportamento, spingendo le persone che balbettano ad evitare il più possibile le situazioni sociali che prevedono interazioni verbali e conversazioni.
Piuttosto è più saggio sottolineare le implicazioni sottese a queste considerazioni, affinchè siano utili e non si fermino a una mera descrizione del fenomeno.
Ed è esattamente ciò che bene esprimono gli Autori nella conclusione dello studio in via di pubblicazione:
- E’ fondamentale che la ricerca continui a focalizzarsi nello sviluppo di trattamenti rivolti ai bambini e nel migliorarne l’ efficacia, per evitare che la balbuzie si strutturi cronicamente con tutte le ripercussioni precedentemente descritte che comporta.
- Valutando l’efficacia ed i risultati dei trattamenti è importante indagare la qualità di vita prima e dopo i corsi.
- I protocolli di trattamento rivolti agli adulti dovrebbero essere disegnati indirizzandosi specificatamente al superamento delle problematiche più diffuse come la fatica, il funzionamento sociale, l’instabile emotività e la salute mentale generale.
- Il fatto che la balbuzie influisca sulla qualità di vita delle persone che balbettano similmente a coloro che hanno subito traumi neurologici, che sono state vittime di infarto o che soffrono di diabete deve essere tenuto ben presente da coloro che si occupano di trattamento della balbuzie, perseguendo strategie che aiutino a superare questo impatto sfavorevole e doloroso.
- Per ultimo ma non per ordine di importanza, è necessario promuovere una pressione sulle autorità preposte alla salute, per ottenere che vengano indirizzate più risorse alla ricerca così da migliorare i risultati dei trattamenti ed evitare conseguenze potenzialmente negative sulla vita di tante persone.
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E' liberamente scaricabile una brochure informativa sul disturbo di balbuzie appositamente pensata per gli insegnanti di ogni ordine e grado. E' possibile la stampa e la sua divulgazione per tutti gli interessati.
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E' stimato che il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività colpisca approssimativamente dal 3 al 5% dei bambini in età prescolare (DSM IV-TR, 2001) e la prevalenza di diagnosi associata di balbuzie non è conosciuta, ma studi preliminari pubblicano una variabilità dal 4% (Arndt & Healey,2001) al 26% (Riley & Riley, 2000). Counture suggerisce che all'incirca il 10-20% dei bambini che balbettano esibiscano anche il Disturbo di Attenzione /Iperattività. Senza entrare nel merito delle caratteristiche diagnostiche, per le quali rinviamo alle sedi più opportune, citiamo soltanto che la metodologia del trattamento prevede diverse strategie e le presentiamo in sintesi:
- approccio farmacologico con psicostimolanti, antipertensivi e antidepressivi
- promozione del comportamento appropriato
- servizi di supporto per genitori e bambini
Negli USA all'incirca 9 bambini su 10 ricevono medicinali almeno per un certo periodo del disturbo (Reid, Maag, Vasa & Wright, 1994) e sebbene diverse associazioni operino sia a livello internazionale che nazionale per arginare l'uso di psicofarmaci in età infantile, purtroppo anche il nostro paese può rischiare di diventare terreno fertile all'abuso di farmaci.
I casi di balbuzie ed ADHD in trattamento farmacologico presentati negli studi (Healey and Reid, 2003) sono pochi ed attualmente soltanto 3 individui riportano un peggioramento della fluenza a fronte dell'assunzione del farmaco. E' pertanto utile sensibilizzare i genitori al monitoraggio della balbuzie qualora il loro figliolo sia sottoposto al trattamento per il disturbo di Attenzione/Iperattività. Può rendersi necessario, per il benessere e la qualità di vita del bambino, sospendere il farmaco o diminuirne il dosaggio, sempre previo confronto e indicazione del medico o della struttura che l'ha in cura.
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