Il paradosso della balbuzie vuole che entrambi si finga di non accorgersi della difficoltà... La persona che balbetta fa di tutto per controllarsi, e spesso non ci riesce. E noi trascorriamo tutta la conversazione sforzandoci di apparire naturali. Non è più naturale rompere la congiura del silenzio, se ci rendiamo conto che è il caso?
Non sempre, ma a volte parlarne aiuta.
Sta alla nostra empatia e sensibilità comprenderlo.
26 agosto 2010
Comunicare con un balbuziente
La balbuzie è un disturbo della comunicazione che colpisce la fascia d'eta' adulta nell'ordine dell'1% in ogni cultura e società. Ognuno di noi, pertanto, nell'arco della sua vita, ha incontrato almeno una persona che balbetta. Ma... Come comportarsi?
NORMALMENTE! Ovvero dovremmo usare delle buone prassi e comunicare in maniera efficace, come sarebbe auspicabile, d'altro canto, fare sempre.
Innanzitutto ricordiamo che, chi balbetta, ha bisogno di piu' tempo per riuscire a dire ciò che desidera, pertanto non interrompiamolo con domande pressanti ed evitiamo atteggiamenti impazienti.
Uno degli errori più comuni è suggerire le parole e terminare le frasi al posto loro. Non è detto che ciò che immaginiamo vogliano esprimere sia esattamente ciò che hanno in mente ed è un comportamento che causa nervosismo nel nostro interlocutore, alimentando il disagio come in un circolo vizioso.
Non diciamo: rilassati, stai calmo, prendi un bel respiro... Così facendo lasciamo intendere che pensiamo sia semplice superare i blocchi, invece non lo è per niente! Evitiamo anche il pietismo, non c'è nulla di più imbarazzante o irritante.
Utilizziamo semmai l'ascolto attivo, dimostrando che stiamo ascoltando veramente anche con il linguaggio del corpo, guardando negli occhi, assentendo, ripetendo parte del discorso e dimostrando che siamo interessati a cosa dicono, e non a come lo dicono.
05 giugno 2010
Balbuzie: cause genetiche?
Ricevo periodicamente mail da genitori preoccupati di aver in qualche maniera causato l'emergere della balbuzie ai loro piccoli, chi riferisce una caduta, chi l'entrata alla scuola materna, chi l'arrivo di un fratellino, e via dicendo. Ma le cose non stanno così, la balbuzie è un problema di origine biologica/neurofisiologica/ambientale e non psicologica, come ci dimostra la scoperta di alcuni geni mutati nel DNA delle persone che balbettano. La notizia risale a febbraio, con la pubblicazione dell'articolo sulla rivista New England Journal of Medicine, che rivela la scoperta di tre mutazioni genetiche nelle cellule cerebrali di chi soffre di balbuzie. Le suddette cellule sono localizzate nelle zone cerebrali che regolano il parlato, il che fa ipotizzare che i geni giochino un importante ruolo nel disordine.
Il dottor Dennis Drayna, ricercatore del National Institute on Deafness and Other Communication Disorders e co-autore dello studio in questione, dice in un' intervista: "Molti, molti aspetti sono stati suggeriti essere causa del disturbo. Nessuno di loro ha confemato di essere vero. Per la prima volta, oggi, conosciamo una delle cause del disordine". E continua: "Le persone che sono aiutate da un tipo di terapia possono essere persone con una mutazione in uno di questi geni, mentre persone che sono aiutate da un'altro tipo di terapia possono essere persone con una mutazione in un altro dei geni che abbiamo identificato. Per la prima volta possiamo chiederci: perchè alcune cure funzionano bene per certuni e non per altri ?"
La scoperta necessita ulteriori studi, ma riaccende la luce della speranza, con l'obiettivo di riuscire ad affrontare il disturbo con terapie sempre più efficaci, inoltre, come dice bene Jane Fraser, presidente della Stuttering Foundation of America: "I genitori non causano la balbuzie, e questa ricerca dovrebbe togliere il fardello della colpa dalle loro spalle".
Con l'occasione auguro BUONE VACANZE ad insegnanti ed alunni per l'imminente fine dell'anno scolastico ed un in bocca al lupo ai maturandi!
10 marzo 2010
La balbuzie e la sua evoluzione
Fase 1
Nel periodo prescolare, dai 2 ai 6 anni, si manifestano la maggioranza dei casi di balbuzie che poi regrediscono nel tempo, e solitamente si presentano 6 caratteristiche principali:
- Il disturbo ha la tendenza ad essere episodico
- Il bambino balbetta di più quando è eccitato o nervoso, quando deve dire qualcosa di molto importante o in altre condizioni di pressione comunicativa.
- Il sintomo dominante è la ripetizione, spesso viene ripetuta la parola per intero, specialmente quelle monosillabiche.
- Vi è una tendenza marcata a balbettare ad inizio frase.
- Al contrario di ciò che accade negli stadi più avanzati è caratteristico che il balbettio avvenga non solo sulle parole di contenuto ma anche in quelle di funzione: pronomi, congiunzioni, articoli, preposizioni.
- Di solito i bambini di quest’età dimostrano poca o nessuna consapevolezza del problema.
16 febbraio 2010
Balbuzie e laringospasmo
Il Dottor Martin F. Schwartz *, Direttore Esecutivo del National Center for Stuttering (USA), scoprì la causa fisica della balbuzie quasi per caso, più di trent’anni fa, nel lontano 1974.
Allora era un professore al New York University Medical Center che stava lavorando all’implementazione di un intervento per persone affette da palatoschisi, ai fini di migliorare il parlato. Stava utilizzando uno strumento ad ultrasuoni, chiamato Sonografo, su un paziente in attesa di intervento chirurgico per studiare i pattern di movimento della gola con lo scopo di localizzare un pezzo di tessuto adatto che una volta rimosso sarebbe stato poi inserito nel palato per chiuderlo.
Quel giorno stava effettuando lo studio preliminare su una persona che balbettava e si accorse che ad ogni blocco la gola del suo paziente si contraeva forzatamente ed il curioso evento si ripeteva e si ripeteva. Chiamò un collega che si occupava di disturbi del linguaggio e quest’ultimo ammise che non erano mai stati in grado prima d’allora di osservare cosa accadeva alla gola di una persona mentre balbettava.
La scoperta rappresentava qualcosa di veramente nuovo.
Da qui iniziò le sue ricerche ed applicò il sonografo alla laringe di svariati balbuzienti per scoprire che le corde vocali si chiudevano forzatamente e sbattevano in ognuno di loro durante gli episodi di balbuzie, causando un laringospasmo che impediva la fuoriuscita del flusso d’aria, basilare per far vibrare le corde e per la conseguente emissione del suono.
Da allora si appassionò al problema, approfondendolo e studiandolo, per inventare poi la “tecnica del flusso d’aria passivo”, ancor oggi alla base di molti metodi per il controllo della balbuzie.
* Martin F. Schwartz , Stutter no more, Simon & Shuster Ltd, 1991
05 febbraio 2010
Respirazione e balbuzie
Una respirazione non adeguata è associata alla balbuzie così spesso che è stata uno dei primi fattori ad essere indagati come possibile causa della balbuzie stessa. Ricerche pneumografiche sono state condotte per lunghi periodi di tempo ed i risultati dimostrano una serie di anormalità, alcune delle quali concomitanti al manifestarsi dei blocchi. Queste includono antagonismo tra respirazione toracica ed addominale, conseguente irregolarità dei cicli respiratori consecutivi, inspirazioni ed espirazioni prolungate e tentativi di parlare durante l’immissione dell’aria. *
Si ritiene che tali effetti siano alla base di una concentrazione di anidride carbonica significativamente più bassa durante l’espirazione in concomitanza agli episodi disfluenti rispetto al parlato fluente (Raczek & Adamczcyk, 2004).
Schwartz (1976) fu tra i primi a implementare una precisa tecnica dove l’emissione di un breve flusso d’aria prima di iniziare a parlare offriva un miglioramento della fluenza ed ancor oggi l’insegnamento di una corretta gestione della respirazione, riveduta ed aggiornata alla luce dei risultati, è uno degli elementi cardine in diverse metodologie di controllo del disturbo.
*A Handbook on stuttering, Oliver Bloodstein & Nan Bernstein Ratner, 2008
Si ritiene che tali effetti siano alla base di una concentrazione di anidride carbonica significativamente più bassa durante l’espirazione in concomitanza agli episodi disfluenti rispetto al parlato fluente (Raczek & Adamczcyk, 2004).
Schwartz (1976) fu tra i primi a implementare una precisa tecnica dove l’emissione di un breve flusso d’aria prima di iniziare a parlare offriva un miglioramento della fluenza ed ancor oggi l’insegnamento di una corretta gestione della respirazione, riveduta ed aggiornata alla luce dei risultati, è uno degli elementi cardine in diverse metodologie di controllo del disturbo.
*A Handbook on stuttering, Oliver Bloodstein & Nan Bernstein Ratner, 2008
16 dicembre 2009
Balbuzie e pregiudizio
Uno studio recente, pubblicato su una delle più prestigiose riviste che trattano di disordini della fluenza*, ha indagato gli effetti dell' attribuzione dell’ origine della balbuzie.
Sono state mostrate a 204 studenti universitari 3 vignette dove venivano presentate differenti cause: psicologica, genetica o sconosciuta.
Ai partecipanti della ricerca è stato successivamente somministrato, insieme ad altri, un test di valutazione della distanza sociale in relazione ad ognuna delle vignette ed il risultato ha evidenziato come la causa psicologica sia valutata più negativamente rispetto alle altre due.
Sono state mostrate a 204 studenti universitari 3 vignette dove venivano presentate differenti cause: psicologica, genetica o sconosciuta.
Ai partecipanti della ricerca è stato successivamente somministrato, insieme ad altri, un test di valutazione della distanza sociale in relazione ad ognuna delle vignette ed il risultato ha evidenziato come la causa psicologica sia valutata più negativamente rispetto alle altre due.
Sebbene non sia emersa alcuna differenza tra la causa genetica e quella sconosciuta, resta avvalorato come sia importante continuare a educare l'opinione pubblica in merito alle cause d’esordio, poichè la distanza sociale è sempre associata a stigma e discriminazione.
I ricercatori ritengono che fornire la corretta informazione dell' assenza di evidenze scientifiche che avvallino la teoria della causa psicologica della balbuzie porterà col tempo ad una diminuzione dei pregiudizi negativi e faciliterà l’esistenza di chi ne è affetto.
*J Fluency Disord. 2009 Sep;34(3):201-18.
Effects of perceived causality on perceptions of persons who stutter.
Boyle MP., Blood GW., Blood IM.
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